| Newsletter | Gallery | Video | Link | Contattaci |
 

www.otherearth.it

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Le osservazioni di OtherEarth alla proposta di Strategia Energetica Nazionale

E-mail Stampa PDF

Inviato al Governo Italiano il 30/11/2012 nell'ambito della consultazione sulla proposta di Strategia Energetica Nazionale

 

A.  Le osservazioni critiche sulla proposta di Sen sono piuttosto diffuse; quelle da noi condivise concernono:

1.- la scarsa proiezione nel tempo (anno 2020), dunque la contraddittorietà rispetto agli obiettivi che rischiano di ridursi al più a buoni propositi;
2.-  l’abbandono della programmazione e l’affidamento delle scelte esclusivamente ai mercati;
3.-  la rinuncia a determinare un programma energetico per il Mediterraneo e l’Europa;
4.-  la rimozione delle questioni ambientali;
5.-  la pretesa di accentrare la gran parte delle competenze in materia;
6.-  l’accento eccessivo posto sul petrolio e il gas (l’hub del gas e la ripresa autarchica del petrolio nostrano);
7.- la disattenzione posta alle fonti rinnovabili (anche con la negligente sottovalutazione per lo sviluppo industriale di questo settore,  poiché le attività nazionali sostanzialmente sono oggi quelle dell’installazione);
8.- l’insufficienza di politiche volte all’efficienza che non si riducano a incentivi (peraltro ridotti) o al cambiamento delle fonti energetiche;
9.- la mancanza di politiche della ricerca (salvo il cenno al partenariato pubblico-privato);
10.- l’assenza di un quadro che delinei le prospettive occupazionali  e le politiche integrate per giungervi, nonché la difesa dei redditi.

B. La stessa apertura alla consultazione della società civile, delle organizzazioni sociali, dei centri di ricerca e delle università, delle imprese e dei sindacati, degli studiosi e degli esperti è piuttosto marginale: si limita a qualche incontro e alla richiesta di osservazioni e documenti, o all’indagine promossa dal sito del Ministero. Una procedura del tutto ininfluente rispetto alle scelte e alle decisioni, essendo privata di ciò che necessita per poterla qualificare come parte di un processo partecipativo: il dialogo, il luogo pubblico nel quale confrontarsi, le modalità di accoglimento o meno delle proposte….Sembra che l’intenzione sia quella di depotenziare i possibili conflitti che verrebbero alla luce in un dibattito pubblico. Peraltro il governo ha i giorni contati e non riuscirà a tramutare la bozza della Sen in una decisione che abbia almeno il parere del Parlamento. Resterà dunque una decisione amministrativa/governativa, comunque tale da condizionare gravemente i prossimi anni.

C. Si dice che finalmente c’è un piano energetico, ma intanto non di un piano, né di una politica si tratta bensì solo di una proiezione as usual delle attuali tendenze, senza alcuna idea di riorganizzazione ecologica della società mediante la leva energetica. Non a caso non vi sono riferimenti credibili al nesso energia ambiente, neppure sotto il profilo climatico, che dovrebbe essere quello più noto anche al Governo. Né vi è alcuna idea di carbon tax o simili. L’attesa, ancora una volta delusa, non era tanto quella di un qualsivoglia documento, peraltro in questo caso così flessibile da non determinare alcun indirizzo, bensì – dopo l’inebriamento per il nucleare, i disastri ambientali delle fonti fossili, gli alti costi dell’energia caricata di moltissimi oneri impropri e accise – quella di un programma che guidasse la riorganizzazione delle attività produttive e della stessa società. Che servisse da volano per l’affermazione di modi di produzione e di strutture sociali, in specie le città e i trasporti, sostenibili: generando quella attenzione per gli ecosistemi, per il patrimonio storico e per la vita umana che dovrebbe essere ormai parte integrante di ogni modello di sviluppo che voglia porre mano alla cura dei disastri che ereditiamo e all’avvio e  consolidamento di pratiche alternative a quelle fin qui seguite. Da questo punto di vista le scelte, che anche noi sosteniamo, circa la priorità delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica rappresentano un primo decisivo passo, ma non sono esaustive. Perché il punto sono le politiche che facciano di quelle scelte l’elemento di propulsione del cambiamento, in quanto di per sé esse non riusciranno a incidere sui problemi più urgenti: la ineguaglianza, la disoccupazione e la precarietà, il degrado dell’ambiente, l’inquinamento corrosivo della salute  e della stessa vita.

D. La mancanza di una programmazione di lungo periodo è l’elemento che maggiormente inficia la possibilità di coordinare gli obiettivi:
* della sicurezza energetica e della diversificazione delle fonti con priorità alle rinnovabili,
* dell’apertura alla questione energetica mondiale mediante la costruzione di efficaci relazioni internazionali, rafforzando il ruolo dell’Europa con una azione incisiva nel bacino mediterraneo,
* dell’intensità degli investimenti nella ricerca per la trasformazione ecologica del sistema produttivo,
* della funzione sociale delle imprese per lo sviluppo del Paese (per vivere bene ed elevare la qualità del lavoro),
* delle questioni ambientali affrontando seriamente i condizionamenti che vengono dal passato e attuale sistema produttivo, sociale, culturale dell’Italia.
Ma probabilmente proprio la dimensione globale dell’energia e, insieme, la pervasività dei suoi usi/condizionamenti nella società moderna non vengono presi in considerazione dalla proposta del governo.

E. Ne è la riprova il confidare che gli obiettivi proposti nella bozza governativa siano in grado di orientare le imprese e i mercati, e di aprire nuove prospettive alla occupazione. La stessa indicazione, assai controversa, della trivellazione del territorio nazionale e delle fasce costiere è presentata come apportatrice di occupazione. Non si tiene conto dei rischi di aleatorietà insiti in essa, delle controindicazioni in termini di regimi dei suoli e dei bacini, addirittura in termini di vincoli posti dalla Unione Europea ai finanziamenti pubblici alle imprese e agli obblighi di “libera concorrenza”. È’ singolare che ciò sia dimenticato proprio dal governo presieduto dall’ex commissario alla concorrenza. Non si tiene conto soprattutto, in termini generali, dei fallimenti del mercato desumibili dalla circostanza che vi è un affastellarsi di iniziative di produzione elettrica anche contraddittorie (turbogas, centrali a carbone cosiddetto pulito, rigassificatori, rinnovabili) con la conseguenza che tutte le filiere energetiche presentano sovra capacità. Mentre è urgente sostituire centrali obsolete, sostenere le migliori tecnologie, in specie rinnovabili, contenere la domanda di nuovi impianti, orientare alla microproduzione, alla generazione distribuita, allo scambio locale e perciò potenziare tutte le occasioni presenti sul territorio e valorizzare le risorse locali (emblematico è lo scarso rilievo concesso alla geotermia a bassa entalpia). Le imprese, è appena il caso si ricordarlo, sono dominate, necessariamente, dalla possibilità di rientrare in breve dagli investimenti e dal raggiungimento di profitti appetibili. Solo una programmazione di lungo periodo può temperare questa spinta al ritorno economico immediato, perché assicura una maggiore certezza sul futuro e sospinge verso l’efficienza energetica. Anche ponendo sotto controllo l’andamento dei prezzi energetici, comunque influendo su di essi con la tassazione e non caricandoli di oneri impropri, magari posti in momenti eccezionale e poi rimasti nella bolletta di imprese e famiglie. Il governo “tecnico”si rivela qui un governo politico tradizionale, perché si mette al riparo da ogni eventualità non intervenendo affatto per ridurre la sovra capacità di produzione elettrica e diminuirne i costi, dunque mantiene e aumenta la ridondanza del sistema , cioè spreca.

F. L’accentramento delle competenze e l’insistenza sulla “semplificazione” ben oltre il necessario snellimento e la flessibilità delle procedure è volto sostanzialmente ad evitare l’intervento attivo dei cittadini. Ma questa indicazione è in contrasto con la necessità della valorizzazione di tutte le occasioni energetiche che presenta il territorio (perché inevitabilmente ha in mente e punta su grandi impianti) possibile solo con la partecipazione attiva del territorio stesso; è in contrasto con la diffusione di stili di vita più sobri, ecologici e a maggiore efficienza energetica da parte degli usi privati e imprenditoriali; riduce la funzione degli enti locali a quella di consumatori o committenti e non di propulsori del cambiamento, di tramite per l’incontro tra i saperi e il territorio, tra il lavoro e la ricerca. E’ in contrasto con la scelta cruciale tra alternative differenti negli usi del territorio e con quella riguardante l’orientamento della domanda aggregabile; non risponde, insomma, alla domanda cruciale su quanta energia produrre  e per che farne.

G. E’ significativo che la proposta di Sen non affronti il problema fondamentale dell’inquinamento, sia per quanto riguarda le emissioni alteranti il clima che relativamente ad altri inquinanti (polveri, pm10, pm2,5, ossidi di azoto di carbonio, composti organici volatili, ecc.) particolarmente nocivi per la vita, soprattutto nelle aree urbane e in quelle industriali e, ancora di più, dove gli insediamenti industriali stiano all’interno di aree urbanizzate o addirittura di città. La “dimenticanza” è ambigua perché nasconde che ogni conversione energetica produce inquinanti e, soprattutto, che esiste un livello di fondo, per così dire pregresso, che va valutato in connessione alle nuove iniziative. Analisi di questo tipo renderebbero meno “efficienti” le riduzioni previste e le tecnologie adottate: per esempio anche i migliori rendimenti dei turbogas debbono essere valutati con l’insieme delle emissioni  e non tenendo conto solo dei pur importanti climalteranti. Così i biocarburanti, soppesando adeguatamente gli effetti sull’agricoltura e sui prezzi agricoli. Insomma, studi significativi sono già a disposizione per mantenere una seria attenzione al principio di precauzione che sconsiglia di fare tutto ciò che pur si potrebbe fare quando vi sia incertezza scientifica sulle conseguenze a lungo raggio e quando la scelta non dipenda da un dibattito pubblico, trasparente sulle controindicazioni e sulle alternative possibili. In Italia manca ancora una individuazione sui migliori siti entro i quali operare sulle scorie nucleari, sulla eventuale cattura della CO2 e sul trattamento, addirittura!, dei rifiuti. Sotto un ulteriore profilo qui viene alla luce la carenza grave in termini di ricerca, la cui qualità ed efficacia dipende “linearmente” da investimenti seri e prioritari nella scuola e nella Università pubbliche. Per esempio, la stessa auspicabile affermazione delle rinnovabili ha bisogno di grandi investimenti di ricerca al fine di evitare che gli incentivi producano, oltre agli attuali effetti speculativi, anche una stasi nell’innovazione.


H. La sicurezza energetica, la diminuzione della dipendenza dall’estero richiedono una forte iniziativa politica, di cui non vi è traccia nella proposta di Sen, per intervenire in maniera incisiva nel tormentato processo che l’Unione sta attraversando. Sotto il profilo energetico infatti coesistono scelte di abbandono della fonte nucleare e scelte contrarie, un eccesso di usi del metano, l’opzione non tramontata per lo shale gas con le incertezze che essa genera, iniziative rinnovabili differenti, ecc. Perciò acquista valore sia la decisione di tendere a  modalità di generazione elettrica, europea, de carbonizzate che quelle, desiderabili, denuclearizzate, sia l’opportunità di considerare appunto la sicurezza energetica bene comune dell’Europa. Beninteso in un contesto “giusto” di relazioni non coloniali con il resto del mondo, in particolare con l’Africa.  Ne consegue che la sicurezza energetica – bene comune – si fonda su relazioni internazionali coltivate nel mutuo rispetto, sulla cura nel diffondere le migliori pratiche di protezione ambientale (ciò vuol dire, per esempio che alle società che avessero prodotto disastri ambientali sono precluse ulteriori iniziative), sulla regolamentazione dei mercati finanziari che dominano gli investimenti energetici. Si tratta di una grande politica di respiro internazionale, consapevole della interdipendenza delle situazioni e penalizzante le chiusure nazionali. L’Unione europea non può ridursi all’area nella quale si compensano parzialmente le sovra capacità nazionali (per esempio, lo scambio Italia Spagna su rigassificatori e turbogas), rinunciando di fatto a un ruolo politico sugli indirizzi futuri.

I. Infine, l’impostazione della proposta di Sen non consente di affrontare alcuni temi decisivi  con l’obiettivo di porre rimedio, nel tempo, a situazioni non più sostenibili in specie sotto il profilo energetico. Esse sono:
a.- la mobilità, le infrastrutture, le grandi città: dove prioritarie sono le politiche che consentano la transizione a modalità collettive di trasporto in particolare su ferro, e all’approvvigionamento e distribuzione delle merci che si svolgano principalmente su ferro;
b.- il regime dei suoli: dove prioritarie sono le politiche di contenimento della distruzione del paesaggio e delle aree agricole, di cementificazione di suoli e di interventi sconsiderati sulle acque. Piani edilizi in sintonia con le migliori pratiche vanno inseriti in programmi urbani centrati sul recupero dell’esistente più che su nuove aree di espansione;
c.- la situazione dell’agricoltura: dove prioritarie sono le politiche di recupero della produttività dei suoli, di incentivazione alla presenza contadina (anche a protezione del territorio), di diffusione di tecnologie di efficienza energetica e nell’ uso delle acque;
d.- l’industria: dove è prioritaria una politica dell’industria manifatturiera e pesante che non si limiti a interventi ex post. Questi sono necessari, ma evitando l’attuale incertezza derivante dal porre sullo stesso piano diritti costituzionalmente tutelati e decisioni autonome delle imprese;
e.- le aziende energetiche pubbliche: gli strumenti di orientamento delle scelte imprenditoriali e della società non possono essere perseguiti solo sulla base della convenienza degli imprenditori (la mano invisibile di Smith evidentemente non funziona, semmai avesse funzionato), né solo con lo strumento degli incentivi. Troppi sono le distorsioni prodotte (da ultimo con il |cosiddetto Cip 6 e con iniziative rinnovabili ambigue o speculative). Servono la proprietà pubblica delle reti, almeno, aziende strategiche e il fiorire di aziende energetiche locali, pubbliche, con incidenza forte di forme di d partecipazione di utenti e lavoratori, secondo il dettato costituzionale, che siano il tramite della crescita dell’imprenditorialità diffusa, nonché della conoscenza (ed educazione) della società civile.

L. Manca completamente il concetto di TRANSIZIONE, forse è qualcosa che non rientra nella attuale cultura governativa. La transizione è necessaria sia per programmare politiche che contrastino il cinismo delle classi dirigenti, sia per dotare le scelte e gli strumenti attuativi di flessibilità, in relazione alle verifiche degli effetti che si produrranno nel corso del loro compimento.

 
2a Assemblea Nazionale della campagna  “Stop Enel”
Civitavecchia – 29-30 settembre 2012

StopENEL – per un nuovo modello energetico

I promotori e sostenitori della rete  StopENEL, invitano cittadini, attivisti, amministratori, a partecipare alla II Assemblea Nazionale della campagna che si svolgerà il 29 e 30 settembre a Civitavecchia.
La campagna “Stop Enel” si è costituita in aprile 2012 con una prima assemblea internazionale alla quale hanno partecipato rappresentanti delle comunità colpite dagli impianti dell’ENEL in Italia, in America Latina e nell’Est Europa.
La campagna nasce per denunciare ed arrestare il modello energetico praticato dalla multinazionale italiana, ancora oggi per il 31% di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un modello  insostenibile e distruttivo per l’ambiente, che viola i diritti umani ed il  diritto ad un ambiente sano e  impedisce alle comunità coinvolte di partecipare alla pianificazione del territorio. Inoltre la sua disperata e affannosa ricerca di fonti energetiche, obsolete e inquinanti o tecnologie sedicenti eco-sostenibili, non risponde ad altra logica che quella del profitto, andando a sostenere un modello economico basato sulla crescita infinita della produzione di merci e di conseguenza del consumo energetico regolato da tariffe monopolisitche e speculative.
Obiettivo della campagna è promuovere un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la giustizia ambientale e sociale, la difesa della salute dei cittadini e del territorio come bene comune. “Stop Enel” intende mettere in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti con lo scopo di costruire strategie congiunte, aumentare la capacità di incidenza sull’opinione pubblica nazionale e internazionale.
La rete, che ha raccolto più di 50 adesioni di associazioni, gruppi e comitati locali,  invita tutti a partecipare alla sua IIa assemblea nazionale   che si svolgerà a Civitavecchia il 29-30 settembre.
L’incontro è ospitato dal Movimento No Coke Alto Lazio che da oltre dieci anni si batte contro la riconversione a carbone della centrale di Torrevaldaliga nord. La nuova centrale, che emette ogni anno 10,3 milioni di tonnellate di CO2 e oltre 6 milioni di metri cubi l’ora di emissioni inquinanti varie,  è attiva dal 2010 e si inscrive in un contesto già duramente colpito da una ultradecennale servitù ambientale costituita da  numerosi impianti. I dati sulla salute pubblica nel comprensorio di Civitavecchia, sono allarmanti: la zona è al primo posto nel Lazio ed al terzo in Italia per mortalità causata da tumori ai polmoni, alla trachea e ai bronchi, con leucemie e linfomi diffusi in maniera nettamente superiore rispetto alla media nazionale.
Vogliamo realizzare assieme un differente modo di abitare questo pianeta, assieme a tutte le comunità dove Enel sviluppa i suoi progetti, valorizzando il nostro diritto a un ambiente sano, a una vita degna di essere vissuta, (al rispetto dei diritti umani, alla difesa dei beni comuni), alla partecipazione nella pianificazione del territorio.
L’incontro darà un’occasione per  aprire un dibattito nazionale sul modello energetico, rafforzare il coordinamento e l’azione dei comitati e delle associazioni e fra le diverse reti,  portare un  contributo al dibattito in corso a Civitavecchia
L’incontro si articolerà su due giornate, un incontro pubblico sabato 29 e l’assemblea della rete StopENEL la mattina di domenica 30 settembre.
 

Al Presidente della Repubblica: "Non un giorno di piu'"

E-mail Stampa PDF
APPELLO PER LA CESSAZIONE IMMEDIATA DELLA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA GUERRA AFGANA


Signor Presidente della Repubblica,
si sara' sicuramente interrogato anche lei sul tragico protrarsi della guerra afgana e sulle innumerevoli sue vittime.
E si sara' sentito anche lei turbato per la flagrante contraddizione tra la partecipazione italiana a quella guerra, a quelle stragi, e il dettato dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, che inequivocabilmente vieta all'Italia di partecipare a quel crimine.
Perche' ha abdicato al suo dovere di difendere la vigenza della Costituzione della Repubblica Italiana che ripudia la guerra?
Perche' non ha negato il suo consenso alla partecipazione italiana a quella guerra, a quei massacri?
Faccia ora quello che avrebbe dovuto fare fin dal suo insediamento alla Presidenza della Repubblica: denunci l'illegalita' di quella guerra e chiami Governo e Parlamento a deliberare l'immediata cessazione della partecipazione italiana ad essa.
Troppi esseri umani sono gia' stati uccisi.
Non attenda un giorno di piu' per decidersi ad agire nell'ambito dei suoi poteri e dei suoi doveri per ripristinare il rispetto della Costituzione, ovvero per salvare le vite umane che giorno dopo giorno la guerra sbrana.
Cessando di partecipare alla guerra l'Italia puo' cominciare ad impegnarsi per la pace che salva le vite.
Questo chiediamo: cessazione immediata della partecipazione italiana alla guerra afgana; pace, disarmo e smilitarizzazione; rispetto della vita, della dignita' e dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Ascolti la nostra voce.
Ascolti la voce della sua stessa coscienza.
Ascolti la lettera e lo spirito della Costituzione della Repubblica Italiana.
Solo la pace salva le vite.
Distinti saluti,
Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo
Viterbo, 2 settembre 2012
Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di
Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 

La Corte Costituzionale boccia le privatizzazioni di Berlusconi

E-mail Stampa PDF

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo della finanziaria 2011, varata dall'ultimo governo Berlusconi, che disponeva la possibilità di privatizzare i servizi pubblici da parte degli enti locali, quindi dal sistema idrico integrato.  Visualizza videoVisualizza articolo correlato.

Fonte Rainews24 21-07-2012

 

La Corte costituzionale: stop alla vendita dei servizi

E-mail Stampa PDF

La Suprema Corte ha giudicato incostituzionale l'articolo 4 della legge 138/11. L'aveva varata Berlusconi, ricopiando interi passaggi della legge abrogata grazie al referendum sull'acqua. Una truffa. Rivisitata da Monti che alla parola "privatizzazione" aveva sostituito "liberalizzazione". Il ricorso, avanzato dalla Regione Puglia, era partito da un appello pubblicato e sostenuto dal manifesto. Visualizza articolo.

Fonte IlManifesto.it 21-07-2012

 

L’automobile uccide Roma

la privatizzazione dell’aria
e la morte dell’ecosistema urbano

mercoledì 20 giugno 2012
ore 16,30
Sala Gonzaga
Via della Consolazione 4


Visualizza il programma

Visualizza l'appello

 

Elinor Ostrom, Winner of Nobel in Economics, Dies at 78

E-mail Stampa PDF

By CATHERINE RAMPELL

Elinor Ostrom, the only woman to win the Nobel Memorial Prize in Economic Science — an achievement all the more remarkable because she was not actually an economist — died on Tuesday in Bloomington, Ind. She was 78.
The cause was cancer, according to Indiana University, where she taught for many years.
Professor Ostrom’s work rebutted fundamental economic beliefs. But to say she was a dark horse for the 2009 economics Nobel is an understatement. Not because she was a woman — although women in the field are still rare — but because she was trained in political science.
Professor Ostrom’s prizewinning work examined how people collaborate and organize themselves to manage common resources like forests or fisheries, even when governments are not involved. The research overturned the conventional wisdom about the need for government regulation of public resources.
At least it did for the economists who knew who she was and had read her work.
“The announcement of her prize caused amazement to several economists, including some prominent colleagues, who had never even heard of her,” Avinash Dixit, a Princeton economics professor, said when introducing Professor Ostrom’s work at a luncheon in 2011. Usually, he noted, Nobel laureates need no introduction.
In fact, when the Nobel recipients were announced, some economists mistakenly thought the prize had gone to Bengt Holmstrom, an economist with a similar-sounding (and, to economists, much more recognizable) name. One prominent scholar acknowledged visiting Wikipedia to figure out who exactly she was.
Surprise at Professor Ostrom’s honor, which she shared with Oliver E. Williamson, in some cases gave way to disdain and name-calling on economics blogs.
“Some things said about her in blogs and other media were so ignorant and in such bad taste that I felt ashamed on behalf of the economics profession,” Mr. Dixit said.

Leggi tutto...
 

Il Giappone ci chiama: chiudere il nucleare in tutto il mondo

E-mail Stampa PDF

Incontro/dibattito nell’anniversario del referendum antinucleare

Roma, 12 giugno – Ore 17

Centro per la Ricerca in Psicoterapia - Piazza O. Marucchi, 5

Un anno fa il popolo italiano ha detto no per la seconda volta la scelta nucleare capovolgendo le aspettative dei suoi sostenitori che dopo il disastro di Fukushima sono in evidente difficoltà in tutto il mondo. Ciononostante le pressioni della lobby nucleare sull’opinione pubblica internazionale sono ancora molto forti per cui occorre un rinnovato impegno a chiudere definitivamente questa esperienza sia in Italia che in Giappone o nel resto del mondo.

In Italia i programmi di sistemazione delle scorie nucleari registrano un passo indietro con la cancellazione dell’Agenzia per la sicurezza e il congelamento del deposito nazionale.

In Giappone le conseguenze dell’incidente di Fukushima peseranno per decenni sulle popolazioni, mentre nuovi rischi incombono sulle strutture dei reattori danneggiati.

Dal 5 maggio scorso inoltre tutte le centrali nucleari sono ferme e il governo giapponese incontra serie difficoltà a riavviarle per la crescente opposizione della popolazione che chiede apertamente l’abbandono della scelta nucleare.

In questo contesto va sottolineata la grave crisi del settore nucleare mondiale che registra un insuccesso dopo l’altro: dalla cancellazione di nuovi ordinativi, alle perdite di borsa; dalle difficoltà tecniche a garantire la sicurezza degli impianti, all’innalzamento dei costi di costruzione.

PROMOSSO DA ISDE, Italia Nostra, Greenpeace, Legambiente, WWF

PARTECIPERANNO promotori e firmatari dell’APPELLO PER UNA MORATORIA NUCLEARE IN GIAPPONE E PER L’IMMEDIATA RIMOZIONE DEL COMBUSTIBILE NUCLEARE DALL’IMPIANTO DI FUKUSHIMA

http://isdepalermo.ning.com/notes/Fukushima

e rappresentanti dei cittadini giapponesi in Italia e delle Associazioni

 

CONSEGNA FIRME APPELLO ALL'AMBASCIATA GIAPPONESE

E-mail Stampa PDF

Oggi 12 Giugno, alle ore 10.00 una delegazione, di cui fanno parte anche cittadini giapponesi in Italia, si è recata all' Ambasciata del Giappone a Roma, sita in via Quintino Sella 60, dove è stata rivevuta da un funzionario a cui sono state consegnatele firme all' "APPELLO PER UNA MORATORIA NUCLEARE IN GIAPPONE E PER L’IMMEDIATA RIMOZIONE DEL COMBUSTIBILE NUCLEARE DALL’IMPIANTO DI FUKUSHIMA".

 

APPELLO PER UNA MORATORIA NUCLEARE IN GIAPPONE E PER L’IMMEDIATA RIMOZIONE DEL COMBUSTIBILE NUCLEARE DALL’IMPIANTO DI FUKUSHIMA

E-mail Stampa PDF

Con questo appello intendiamo rompere il muro di silenzio che, fuori dai confini giapponesi, circonda la catastrofe di Fukushima. L’attuale governo giapponese guidato dal premier Noda ha, di fatto, rinnegato la volontà espressa dal suo predecessore dopo quella catastrofe di far uscire il Paese dalla dipendenza dall’energia nucleare: ma nell’opinione pubblica il dibattito è fortissimo e l’opposizione al nucleare cresce.

Sul piano internazionale si vuol far credere che gli incidenti sono stati di poco conto, che la situazione è sotto controllo e le conseguenze per la popolazione giapponese sono minime.

Ma la situazione è completamente diversa:

  • nei tre reattori funzionanti al momento dell’incidente la quantità di combustibile fuso, che nell’Unità 1 è fuoriuscito da vessel, è superiore a quella fusa in tutti gli incidenti precedenti, ed è assolutamente incontrollabile. L'affermazione che sia stato raggiunto lo "spegnimento a freddo" dei reattori danneggiati è priva di senso, in quanto tale definizione è riferibile solo ad un nocciolo integro, mentre i noccioli delle unità 1, 2, 3 risultano parzialmente o totalmente fusi, con perdita dei parametri di controllo tale per cui non si può escludere che possano riacquistare localmente configurazioni critiche con ripresa della reazione a catena.

  • La situazione delle piscine del combustibile esausto non è stata risolta e con il ripetersi di scosse sismiche di notevole intensità rischia di provocare un nuovo incidente dalle conseguenze gravissime e imprevedibili, anche a causa dello stoccaggio addensato delle barre. Un gruppo di esperti dell’Ufficio di Gabinetto giapponese ritiene probabile che nei prossimi anni possa avvenire un terremoto di grado 9 nella faglia oceanica e uno tsunami con onde di altezza eccezionale che colpirebbero non solo la centrale di Fukushima, ma anche molte altre.

  • Nella regione Nord Est del paese la situazione rimane estremamente preoccupante. La gravità della contaminazione radioattiva, sulla quale le autorità giapponesi hanno esercitato fin dall’inizio degli incidenti un cover-up, non accenna a diminuire. Sono migliaia le persone sradicate per sempre dalla loro terra (comprese quelle trasferite, anche di propria iniziativa, dalla zona inquinata di Fukushima), che hanno perduto il lavoro e le prospettive per il futuro e vivono in un’incertezza drammatica.

Leggi tutto...
 


Ultime notizie

Iscriviti alla NewsLetter

Newsletters


Ricevi HTML?